La paternità nelle mani dello stato

10 AGO 20
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Un congedo di paternità di quattro giorni, obbligatorio per volere di stato, è l’ultima proposta in tema di pari opportunità condivisa da Pd e Pdl. In commissione lavoro alla Camera sono due i testi di legge che si discutono, diversi nei dettagli ma uguali nella sostanza, presentati da due deputate del Pd e del Pdl, Alessia Mosca e Barbara Saltamartini, entrambe non mamme. Lo scopo è obbligare per legge un padre a passare quattro giorni in famiglia, quando nasca o venga adottato un bambino. Pur riconoscendo le buone intenzioni, quella di coinvolgere i genitori maschi nella cura della prole e aiutare nei delicati momenti post partum la figura materna, il metodo lascia perplessi, nonostante il benvenuto ricevuto da più firme autorevoli sui quotidiani nazionali. Sotto una legge come questa c’è, nemmeno latente, l’imposizione dall’alto di una decisione che può essere soltanto frutto di una libera scelta dei genitori, quella di godere del fatidico congedo se lo vogliano e quando lo vogliano, rispettando l’eventuale preferenza di una puerpera di rispedire il padre di suo figlio in ufficio a calci, se creda. Bastassero poi quattro giorni per accudire e imparare ad amare un bambino sarebbe inutile l’intero ministero delle Pari opportunità e le politiche connesse. Le risorse e le idee su questi temi andrebbero orientate su interventi più urgenti. Sarebbe sufficiente un sondaggio tra le mamme italiane per ricavarne utili suggerimenti.